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Molti anni addietro, nella piena maturità della
sua vita professionale, Ivan Bruschi dette vita e forma allintuizione
che forse lo animava da sempre, che meglio traduceva il connubio tra
lamore per lantiquariato e per larte e quello per
la sua città. Nel 1968 nasceva la Fiera Antiquaria, la prima
manifestazione del genere in Italia ed ancora oggi la più grande
a distanza di tanti anni trascorsi senza alcuna interruzione nella
fitta cadenza mensile tra unedizione e laltra. Un appuntamento
importante per gli appassionati del settore, di forte rilievo economico,
di indubbia valenza sociale per la vita del centro storico di Arezzo,
tanto da innervare la vita della città, producendo un indotto
anche di valenza culturale di autentico spessore. La scommessa ai
più parve incredibile in quegli anni in cui il centro storico
dellantica città ghibellina subì pesantemente
labbandono per la migrazione delle attività e dei cittadini
verso i nuovi quartieri costruiti a valle, oltre le antiche mura.
Fu forse il trasferimento del mercato delle erbe dalla medievale e
bellissima Piazza Grande a segnare la misura oltre la quale Bruschi
si sentì impegnato ad intervenire. E la Fiera Antiquaria si
è dimostrata la risposta più efficace, nonostante le
tante difficoltà incontrate, per il rilancio della parte più
bella e più a rischio dellamata Arezzo. Lidea gli
era venuta nel corso di uno dei suoi viaggi a Londra, dove Bruschi
rimase colpito dal mercato di Portobello.
Grazie al prestigio di cui ha sempre goduto nel settore dellantiquariato,
alla sua affermata professionalità e ai i suoi vasti rapporti,
la Fiera Antiquaria di Arezzo divenne realtà, occupando proprio
lo scenario suggestivo di Piazza Grande, quasi a colmare il vuoto,
fisico ed esistenziale, creato dal trasferimento del secolare mercato
delle erbe. Confortato dal crescente successo della Fiera Antiquaria,
Bruschi promosse anche una serie di eventi che richiamarono l'attenzione
del pubblico italiano e internazionale, consolidando il mercato di
Arezzo come il primo dItalia.
Laffermazione della Fiera convinse definitivamente Bruschi a
trasformare l'antiquariato in unattività significativa
per leconomia dellintero territorio. Divenne così
il promotore di importanti mostre organizzate nelle varie città
della provincia, tra cui va ricordata La Mostra-Mercato Nazionale
del Mobile Antico di Cortona, una delle manifestazioni ancora oggi
più importanti del settore.
Un fervore di iniziative che gli derivavano anche dallessere
cresciuto in una famiglia in cui la passione per l'antiquariato e
gli oggetti d'arte fu davvero molto forte e informava di sé
l'attività principale del padre Pietro e del fratello maggiore,
mercanti di mobili antichi.
Ultimo di sei figli, Ivan Bruschi era nato a Castiglion Fibocchi nel
1920. Durante gli studi universitari conobbe e frequentò Roberto
Longhi, il famoso critico d'arte, a contatto del quale maturò
una propria visione culturale ed estetica. I primi passi come antiquario
furono compiuti con il fratello nella Galleria d'arte che questultimo
possedeva a Firenze.
Nel '56 la morte della madre, seguita di quasi un decennio a quella
del padre, determinò un brusco cambiamento nella vita di Ivan,
che tornò a vivere ad Arezzo con la sorella Dina nellantico
Palazzo del Capitano del Popolo, posseduto dalla famiglia fin dagli
inizi del 900 e che il tragico bombardamento alleato del dicembre
1943 aveva in buona parte distrutto.
Nei primi anni '60 Bruschi, particolarmente legato alla sua dimora
giovanile a un passo da Piazza Grande, pose mano al restauro dellantico
Palazzo, facendolo risorgere dalle macerie della guerra, dopo aver
riscattato il debito che vi gravava da tempo. Lantica dimora
- il Palazzetto, come Bruschi la chiamava - divenne il luogo di incontri
culturali, di avvenimenti mondani, il salotto della Fiera Antiquaria.
Ma anche il quotidiano rifugio, il luogo definitivo degli affetti.
In questi anni Bruschi dette vita alla Casa Museo, mostrata ai suoi
ospiti con orgoglio e con partecipata identificazione. Fu subito un
posto esclusivo, fortemente suggestivo, un luogo delle meraviglie
dove la sua concezione culturale dellantiquariato trovò
espressione significativa e duratura.
Maturata definitivamente la scelta di risiedere ad Arezzo, nel '58
aprì la sua bottega antiquaria nei locali dellattuale
Galleria di Piazza San Francesco, dove inaugurò l'attività
vendendo gli arredi di Villa Terrosi Vagnoli a Cetona. La Galleria
Bruschi diverrà nel volgere di pochi anni un luogo celebre,
di frequentazioni internazionali, che Ivan, come lo chiamavano affettuosamente
i vecchi aretini, trasformerà nel cuore pulsante della Fiera
Antiquaria.
Furono gli anni del successo, in cui Bruschi fu affiancato nella sua
attività dalla fedele Signora Carla, linfaticabile
segretaria sua e dellintera Fiera Antiquaria. Fu un periodo
di grande impegno, in cui si moltiplicarono i viaggi alla scoperta
di nuove culture e dove il sogno di una vita si trasformò in
realtà: la Fiera rese celebre la città, visitata da
personalità della grande politica e delle istituzioni, del
mondo dello spettacolo, della cultura; lantiquariato si avviò
a divenire una componente non effimera delle attività economiche
di Arezzo e portò linfa vitale negli antichi fondaci del centro
storico, che si riaprirono di nuovo alle botteghe e agli artigiani,
al progressivo rifiorire dei negozi.
Rimaneva lultimo traguardo. Giunto al termine della vita, ormai
malato da anni, Bruschi consegnò le proprie volontà
ad un testamento pubblico dove istituì la Fondazione Ivan Bruschi,
nominandola erede delle proprie fortune, affinché proseguisse,
in forme diverse, la sua opera. Con lo stesso atto sigillò
definitivamente il patto di collaborazione e fiducia durato tutta
la vita con la sua Banca, consegnando la sua Fondazione
allamministrazione perpetua di Banca Etruria, la Banca della
città.
Nel dicembre 1996 Ivan Bruschi chiuse gli occhi sulle vicende del
mondo nel piano alto del Palazzo del Capitano del Popolo, che la Fondazione
ha restaurato con i suoi tesori ed aperto al pubblico,
grazie allimpegno economico di Banca Etruria.
Opere darte, oggetti dantiquariato, stati danimo
ancora oggi rendono viva la presenza di Bruschi in quelle antiche
stanze che egli tanto amò e dove ogni mese giunge dalle strade
vicine il vociare operoso e vivace della sua Fiera Antiquaria. |
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