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Per volontà di Ivan Bruschi la sede dellomonima
Fondazione è posta nel Palazzo del Capitano del Popolo, uno
degli edifici civili del primo trecento più eleganti di Arezzo,
restaurato per lintervento di Banca Etruria.
Ubicato davanti alla famosa Pieve romanica di S. Maria, nella parte
alta della città storica dove sono conservate le memorie più
insigni e le sedi secolari delle autorità cittadine, il Palazzo
del Capitano deve probabilmente il suo nome dall'essere stato la sede
della Parte Guelfa di Arezzo e forse del Capitano di Giustizia. Già
casa dei Lodomei, l'edificio fu poi proprietà dei Camaiani,
la famiglia guelfa che ne venne in possesso nel '300. Viene indicato
anche come Palazzo della Zecca poiché, come risulta dai documenti,
all'inizio del XIV secolo divenne per un periodo la residenza degli
Ufficiali di Gabella e nel XV sec. degli Ufficiali pubblici fiorentini.
L'origine del Palazzo risale al secolo XIII quando venne costruito
su un edificio ancora più antico. La storia del Palazzo del
Capitano del Popolo è in parte raccontata dagli stemmi posti
sulla facciata dell'edificio. Quelli ancora leggibili, inseriti nella
facciata a rompere l'ordine originario della tessitura muraria, raffigurano
gli emblemi del Comune di Arezzo (croce d'oro in campo rosso), della
famiglia Camaiani (fondo turchino con una banda d'oro di traverso
ed in cima un rastrello rosso con tre gigli d'oro tra i denti) e del
Comune di Firenze (il giglio). Se ne deduce che nel '400 l'edificio
era già di proprietà del Governo della città
e forse solo dopo il 1384, anno della fine dellindipendenza
aretina, vi fu posta la Zecca.
Osservando il Palazzo si può notare ben evidente lampia
ferita causata dal bombardamento che il 2 dicembre del 1943 colpì
gravemente il centro storico di Arezzo: la parte originaria del palazzo
è chiaramente riconoscibile da quella riedificata alla fine
degli anni 60 da Ivan Bruschi, nel contesto di un intervento
che ha riguardato anche la ricostruzione degli ambienti più
interni dellantico edificio.
La bella e severa facciata del Palazzo è a conci regolari di
pietra serena, posti in risalto dalla visione prospettica e dal gioco
di luci che le conferisce la singolare posizione sul forte piano inclinato
di Via dei Pileati. Le scansioni nette e pulite della struttura determinano
la fisionomia architettonica del Palazzo: i quattro portali, di cui
uno assai largo, ad arco ribassato al piano terra, la lineare cornice
con semplice decorazione, le cinque finestre del piano nobile, che
ripetono landamento delle aperture terrene, per giungere infine
alla piccole finestre ubicate sotto lampia gronda, il cui spazio
è valorizzato dalla sottolineatura dellultimo marcapiano.
Lentrata al Palazzo conferma limpressione di severità
tipicamente toscana e che nella penombra dellampio ingresso
diviene armoniosa ed austera nobiltà. Le alte pareti, valorizzate
da un prezioso lapidario e coperte da volte a crociera su peducci
in pietra serena e il gioco volumetrico del corridoio che segue al
primo atrio di accesso, conducono al chiostro interno in stile quattrocentesco,
ravvivato al centro da un antico pozzo e da una loggia con colonne
in pietra serena dai pregevoli capitelli a foglie di acanto. Seguendo
il percorso prospettico del piano terra, definito in lontananza dallo
sorgente luminosa del secondo cortile, si accede ad ampie sale coperte
a volte. Eleganti e sempre connotati da austerità i saloni
del primo piano in cui si possono ammirare i soffitti lignei ben conservati
e dalle cui finestre si ha uninsolita e straordinaria visione
della facciata romanica della Pieve. La presenza nei diversi ambienti
di portali, mensole e camini in pietra serena ricorda la struttura
quattrocentesca dell'immobile, in cui Ivan Bruschi dimorò fino
alla sua scomparsa. |
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